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Ma quale Palestina hanno riconosciuto 146 stati?

Noi socialisti che col governo Craxi hanno fatto aprire la primo ufficio della diplomazia Palestinese a Roma nel 1984, non riusciamo a capire questi 146 Stati e Nazioni e cosa vogliono i manifestanti c.d. “ pro Gaza “. Sappiamo però che su uno stato Palestinese noi siamo avanti, come sempre, di 41 anni, anche se a Craxi e ai socialisti, quel riconoscimento gli è stato fatto pagare a caro prezzo ed è per questo che vi invito a leggere le riflessioni del socialista Papadia che vi faranno capire l’importanza di avere dei socialisti in parlamento e capirete anche l’importanza di iscriversi al nuovo PSI. Anche se si sono aggiunti Canada,

Australia e Regno Unito, già 147 stati del mondo avevano riconosciuto la Palestina.

Ma quale? Quella fragile il cui Governo di Al Fatah siede a Ramallah e subisce tutti gli attacchi ed il dominio di Hamas anche nelle zone di suo dominio nella Cisgiordania? Oppure quello di Gaza che ancora oggi 7.5000 miliziani di Hamas stanno difendendo contro Israele dopo i tragici fatti del 7 ottobre 2023, da loro procurati, e gli ulteriori a seguire. Ancora nelle mani di Hamas vi sono i sequestrati con violenza e tenuti ostaggi sia morti che vivi. Hamas ha avuto tante occasioni per trattare la consegna. Ma continua a fare la voce grossa, spalleggia-to da Iran, Houthi, Hezbollah, Jihadisti siriani, ecc. A fronte di ciò la macchina da guerra di Israele non si può più fermare. Ed è un muoia Sansone con tutti i filistei. Hamas e suoi alleati hanno tirato troppo la corda. Fare finta di non capire e appel-larsi al pietismo umanitario non ha più senso. Il cerchio del gioco arabo-musul-mano è ancora aperto ma per Israele non ci sono più le condizioni di farsi menare come il can per l’aia. Molti militari israe-liani sono morti, ma di loro le cancellerie dei riconoscitori tacciono.

Alcuni dei morti in divisa erano romani per effetto della doppia cittadinanza. Ma non una parola dal Sindaco di Roma e dalle altre autorità preposte. La legge di Hamas è terroristica: “Spazzare via dalla faccia della terra Israele!”. È l’unica mis-sione!

È nostra opinione che la Palestina possa essere riconosciuta solo quando non ci sarà più Hamas. Solo allora si dovrà, a livello internazionale, capire quale sarà il territorio giuridicamente di riferimento.

Occorre prendere atto che gli accordi di Abramo non esistono più. Tutto quello che poteva costituire le basi di due popo-li due stati, deve essere ricostruito. Ma sapendo che in senso ai palestinesi per-mane l’odio verso Israele, che per loro non ci dovrebbe essere. E la cosa va avanti dal 1948 e non da ora.

Ebbene ora che ognuno a casa sua si è fatto il riconoscimento, dove manderanno gli Ambasciatori? A Ramallah o a Gerusalemme? Ed il blocco al sostegno ad Israele che cosa comporterà concretamente. Ai palestinesi di Hamas in guerra saranno date le armi, i medicinali, il vestiario e cibo, perché combatta sino alla vittoria contro Israele? Insomma i 150 riconoscitori oltre che aver adottato una risoluzione a casa loro, faranno passi per contrapporsi ad Israele nei territori di Gaza? Oppure ciò serve per tacitare i protestatari delle proprie città nell’attesa che qualche santo faccia qualche miracolo?

Se il riconoscimento dei precedenti 147 avesse dato frutti non si sarebbe oggi tutti nei guai. I volumi di danaro e di ricchezza arrivati in nome dei poveri e bisognosi palestinesi hanno solo arricchito Hamas, producendo alberghi di lusso in Emirati Arabi, avere a disposizione armi modernissime, scavare tunnel sotto il territorio di Gaza comunicante con l’Egitto ed avere sostegni di tutti i tipi via mare dal mondo degli arabi. Così stando le cose né USA, né Germania, né Italia, potranno procedere a riconoscimenti di facciata. Intanto i manifestanti più facinorosi delle nostre città tra scioperi e manifestazioni attaccano le forze dell’ordine ferendone molte.

Per queste dannose manifestazioni per l’economia e la società italiana, si sono avute le autoambulanze bloccate in molti luoghi con effetti mortali. Ma ciò non commuove i manifestanti organizzati e rompi rompi soprattutto con in testa quelli dei Centri sociali più aperti all’anarchia che alla democrazia, hanno fatto di Milano, Bologna, ed altrove il terreno della loro guerriglia urbana massacrando oltre 60 fra poliziotti e carabinieri con gravi ferite ed altri con ferite minori.

È il solito espediente per i facinorosi da noi conosciuti in altri anni amari di piombo e del terrorismo teleguidato. Oggi costoro sono della stessa pasta di quelli che passarono per le armi l’On. Aldo Moro, di cui la figliolanza fu affetta dalla sindrome di Stoccolma, confondendo fra chi lo volle morto e chi lo voleva salvare.

L’On. Luciano Lama, Segretario Generale della Cgil fece un grande sforzo per recidere dei legami a sinistra tra terroristi comunisti delle BR e i militanti e i dirigenti comunisti della Cgil, rischiando più volte la vita nella manifestazione presso la Sapienza di Roma, salvato dal socialista Lombardi segretario Cgil degli Statali ed un’altra volta tenuto ostaggio dei militanti di Prima Linea napoletana, nella sua stessa stanza della Confederazione, e salvato per la mediazione di chi sta scrivendo con impegno a risolvere la sistemazione dei 136.500 lavoratori c.d. giovani della legge 1 giugno 1977, n. 285. Erano stati presi in giro da Bruno Trentin, da Tina Anselmi e soprattutto da Vincenzo Scotti.

L’attivismo dello scrivente presso il Sottosegretario Sen. Franco Spinelli col Ministro dell’Interno On. Virgilio Rognoni, nel 1983 tolsero le castagne dal fuoco, attraendo al Ministro dell’Interno una conferenza speciale di tutti i ministeri competenti e con due disegni di legge, che furono poi deliberati in C.d.M. si poterono stabilizzare i c.d. Giovani della 285, di cui moltissimi erano padre i madri di famiglia.

Nel 1985 tutti erano stati già sistemati, con buona pace dei demagoghi e dei venditori di fumo. Il positivismo politico e sindacale era allora un’altra cosa. Oggi si va seminando terrorismo tra gli utenti della strada e tra i poveri pendolari e questa è eversione e non lotta per migliore le condizioni di vita e di lavoro delle classi lavoratrici.

Gli scioperi e le manifestazioni pro Gaza di Hamas del 22/9/2025 non hanno portato alcunché ad Abu Mazen ed Al Fatah di Ramallah, ma hanno fatto ringalluzzire Hamas, che non restituirà né ora né mai gli ostaggi ebrei detenuti e richiesti da Israele.

Ma l’azione aveva un altro vero obiettivo, dare la spallata al Governo Meloni e mobilitare la propria base per le elezioni regionali di: Marche, Toscana, Campania, Calabria, Puglia. Ma per un voto in più che cercavano di guadagnare ne avranno uno in meno per i danni prodotti alla comunità.

E a Gaza? A Gaza si continuerà come prima e più di prima! All’ultimo dobbiamo dire anche che quelli che vogliono a Gaza il Governo di Hamas, sono gli stessi pro Putin e contro l’Ucraina di Zelensky.

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